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Dando uno sguardo alla letteratura psicoanalitica nordamericana degli ultimi cinquant'anni, che si occupa del rapporto problematico fra psicoanalisi e psicoterapia, si può constatare come i termini di questo dibattito risultino, per certi aspetti, ancora molto attuali rispetto a quelli del dibattito odierno che si svolge in Europa e in Italia in particolare.
Robert Wallerstein, con la sua consueta chiarezza e capacità sintetica, ci offre nel 1989 un'interessante prospettiva storica dell'elaborazione di questo argomento, all'interno della cultura psicoanalitica americana.
Wallerstein colloca agli inizi degli anni '50 la fine di quella che definisce “la fase preistorica” della psicoterapia dinamica (o psicoanalitica), intesa come applicazione terapeutica particolare, sempre basata sulla teoria psicoanalitica, ma particolarmente indirizzata a quei pazienti non considerati idonei per la terapia psicoanalitica classica. Questa preistoria sarebbe stata caratterizzata da una presa di posizione netta dei maggiori rappresentanti della psicoanalisi ufficiale (fra tutti vedi Glover, sulla scia di Freud e di Jones) in favore di una dicotomia precisa dell'area delle psicoterapie fra psicoanalisi da una parte e tutte le altre forme