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La psicoanalisi mantiene un ascolto del paziente che ha come guida una teoria generale della mente e dell'origine del disagio psichico. Nel caso di un paziente psicotico, occorre in particolare che lo psicoanalista disponga di una teoria valida per comprendere la dinamica e la peculiarità dello stato psicotico, una teoria che descriva le ragioni della vulnerabilità del paziente e la differenzi qualitativamente da altre condizioni psicopatologiche.
La mia impressione è che in questo ambito la nostra disciplina non abbia ancora raggiunto, sia a livello teorico che clinico, quel livello di accuratezza e complessità che può vantare nella comprensione di altri stati di sofferenza mentale.
La risposta alla domanda se e in che misura la psicoanalisi possiede una teoria della psicosi dovrebbe quindi essere dubitativa e registrare il fatto che il pensiero psicoanalitico non è ancora a suo agio nel confrontarsi con questo tipo di patologia.
Le nostre ipotesi teoriche, infatti, riguardano assetti ed equilibri mentali molto lontani da quei processi di trasformazione violenta, frammentazione e distruzione della mente che così drammaticamente operano nel corso del processo psicotico.
Ad esempio: a quali stati mentali speciali dobbiamo fare riferimento quando nel corso della psicosi la mente implode e non contiene più i pensieri?