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Immediatamente dopo la conclusione del convegno internazionale denominato, un poco enfaticamente, “Etats Généraux de la Psychanalyse”, organizzato nel luglio del 2000 a Parigi da R. Major, già vice-presidente dell'IPA, è uscita presso Fayard la seconda edizione di questo libro di Elisabeth Roudinesco, storica della psicoanalisi, scrittrice prolifica e controversa.
La prima, nel settembre dell'anno precedente, anticipava alcuni dei temi che l'Autrice avrebbe riproposto nel convegno stesso, dando loro quel risalto che rende questo suo testo particolarmente interessante ed attuale. Ne ho preso conoscenza in queste circostanze e penso che valga la pena di occuparsene per suggerirne la lettura a tutti coloro che siano particolarmente interessati ad alcuni dei problemi più scottanti del campo freudiano.
In quasi duecento pagine di lettura scorrevole ed accattivante, spesso molto acute, la riflessione intorno ai vari aspetti dei temi evocati si sviluppa in tre parti, ognuna su quattro capitoli, dove vengono esaminati rispettivamente il ruolo della psicoanalisi e dell'inconscio freudiano nella società attuale ed il futuro della disciplina. Il tono combattivo, come normalmente ci si attenderebbe da questa Autrice, talora perfino fortemente polemico, è però sempre puntualmente sostenuto da un'argomentazione rigorosa anche se, naturalmente, in una prospettiva nettamente “francocentrica”.
Peraltro, con un tempismo veramente lodevole, nel giro di pochi mesi, i colleghi dell'APLI (Associazione Psicanalitica Lacaniana Italiana) ne hanno curato l'edizione italiana, uscita presso gli Editori Riuniti con una prefazione accurata e profonda di Giancarlo Ricci che, pur nel rispetto totale del pensiero dell'Autrice, ne riporta la riflessione a delle forme che permettono di meglio iscriverla nella specifica realtà del nostro Paese.
Perché la psicoanalisi? L'Autrice si pone retoricamente la domanda osservando un mondo ed una società sempre meno propensi alla riflessione ed alla ricerca interio