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Rodolfo Reichmann è analista, membro “autonomo” della Società Psicoanalitica Italiana, che mantiene il proprio status di membro associato senza essere iscritto a nessun Centro della nostra Associazione.
La biografia di Cesare Musatti, in cui si è lungamente impegnato, si compone di tre volumi: il primo è dedicato a Musatti psicologo, il secondo a Musatti psicoanalista, l'ultimo a Musatti negli ultimi anni.
Il libro segue uno stretto criterio cronologico e la distinzione dei volumi deriva dal fatto che Musatti è partito prima dall'insegnamento psicologico per poi approdare alla psicoanalisi; di conseguenza nei tre volumi si trovano mescolati insieme i vari momenti di attività e i molteplici interessi che Musatti ha sviluppato nel corso della sua vita.
Reichmann, che appartiene alla terza generazione degli allievi di Musatti (se consideriamo come prima quella del periodo padovano e come seconda quella milanese dei primi psicoanalisti), sembra essere stato uno tra i suoi più devoti discepoli dell'ultimo periodo della vita.
Per sua testimonianza, quando Reichmann gli aveva comunicato il desiderio di scrivere una sua biografia, Musatti aveva ironicamente notato che le biografie si scrivono una volta morto il protagonista.
Musatti stesso ha esplicitamente contribuito in vita alla sua biografia: egli amava essere un personaggio pubblico, parlava spesso di sé, era desideroso di confrontarsi direttamente con gli ascoltatori, aspirando lui stesso a diventare un uomo di teatro (ha scritto anche commedie, di cui una è stata rappresentata qualche anno fa a Milano da Adriana Asti). In questo aspetto era psicologicamente molto lontano da Freud, che aveva in odio i mezzi di comunicazioni di massa applicati alla psicoanalisi, com'è testimoniato dal dissidio acuto che l'analista viennese ebbe con Abraham a proposito di un film che Pabst fece su una vicenda ispirata alla psicoanalisi.
Nonostante questa e altre diversità, Musatti stabiliva una specie di similitudine gemellare tra sé e la