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È qualche volta difficile, svolgendo il lavoro di analista, poter apprezzare gli scritti autobiografici; perché già ascoltiamo tante storie, e quel tanto di esibizione e artificiosità che trapela
talora dalla pagina scritta ci fa considerare più appassionanti quelle dei nostri pazienti.
Così mi sono avvicinata con qualche esitazione al libro di Elia Malagò, che invece, fin da subito, mi ha catturato. L'ombra ripresa è un lungo racconto della sofferta infanzia dell'Autrice. Il testo sembra non avere la funzione di costruire una storia, quanto piuttosto quella di esprimere emozioni e stati d'animo. Il clima emotivo - passato ma non mai risolto- dell'infanzia si trasmette al lettore con straordinaria intensità. Non sono moltissimi gli eventi che accadono in questi primi anni (vale la pena di conoscerli dalla penna dell'Autrice e non mi soffermerò su di essi), ma, per quanto importanti e drammatici, non sono questi in primo piano, quanto piuttosto il sentimento di solitudine che li lega e il loro concatenarsi in un universo vuoto di figure capaci di offrire rassicurazione e conforto. È uno sguardo tutto soggettivo quello che si volge all'indietro, convincente per la potenza di chi esprime la propria verità interiore.
Elia Malagò nasce e trascorre i primi anni di vita in un paese sulle rive del Po. È certamente un paese piccolo, ma sarebbe difficile dedurre dallo scritto quanto piccolo. Quello che viene descritto è un mondo microscopico, una piccola comunità (la Braiola) all'interno di un mondo appena un po' più grande (Felonica Po) irreparabilmente separato dal resto del consorzio umano che vive altrove, non conosce il Fiume e non è sottomesso alle sue leggi. Il Po diventa infatti una delle figure principali della narrazione, un personaggio familiare tra altri (pochi) personaggi e - si direbbe - meglio identificato della maggior parte di questi. Delle rare figure umane che compaiono nel racconto, pochissime sono individuate da un nome o assumono un volto, sia pure sfoca