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Compito della psicoanalisi è aiutare il paziente, non dimostrare quanto sia intelligente il medico.
L'uomo, il genitore, è l'unico animale che mente.
“Lei è così presuntuoso, dottore, da voler trarre vantaggio anche dagli errori. Sarebbe stato meglio, piuttosto, se avesse fatto a meno di sbagliare!” (Ferenczi, , 418). Così una paziente rimproverava (con ironia, forse involontaria) al proprio analista il tentativo di spiegarsi e spiegarle il possibile significato, all'interno della comunicazione di coppia, di un errore da lui commesso. L'obiezione è comunque curiosa e intrigante: si può dire che in essa siano contenuti implicitamente tutta una serie di suggerimenti tecnici di cui è opportuno tenere conto.
Aveva ragione o torto quella paziente? Forse non è questo il punto. Certamente avrebbe avuto ragione, se Ferenczi avesse fatto come quel collega che, in tempi molto più recenti, colto da un sonno di piombo durante una seduta di una paziente per lui molto noiosa e difficile da sopportare, prima ancora di scusarsi con lei per un comportamento comunque mortificante, le ha interpretato la propria sonnolenza come “frutto dell'invasiva aggressività delle sue identificazioni proiettive”, aggiungendo così ad una violenza la violenza di un'ulteriore prevaricazione (comunicazione personale).