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Leonardo Sciascia ricostruisce il caso di Ettore Majorana immaginando che il fisico siciliano sia volontariamente fuggito dal mondo per aver letto nel futuro della ricerca sull'atomo. Accorgendosi che i dati disponibili avrebbero consentito di mettere a punto un'arma nucleare, Majorana, nella ricostruzione di Sciascia, decise di scomparire, come per isolare dal contesto dei ricercatori la sua intuizione.
“In questa manciata di polvere ti mostrerò lo spavento”, conclude Sciascia, lo spavento che Majorana vide in una manciata di atomi.
Majorana è assunto come prototipo della paura che la mentalità gruppale, inconsciamente condivisa, suscita nel singolo, e del timore di non essere in grado di sottrarsi ad essa.
Emblematico di una espansione esponenziale di professionisti impegnati a dare una qualche forma di assistenza al disturbo psichico, il caso di Clelia, che ha 32 anni e da dodici anni vive in quasi completo isolamento.(1) Ha organizzato la sua vita quotidiana in modo da ridurre al minimo i contatti con gli altri. Alle quattro del pomeriggio va a dormire prendendo due Tavor. Alla una di notte si sveglia, fa cyclette, fuma venti sigarette, mette ordine a casa, aspetta che i familiari si sveglino, poi esce a camminare, fa chilometri, mangia sola, poi assiste al pasto dei suoi;