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Esperienza interiore e processazione delle informazioni. L'enorme sviluppo delle neuroscienze in questi ultimi lustri e il costituirsi, all'interno della psicologia sperimentale, di un approccio di ricerca che ormai unanimemente viene indicato col termine di “scienze cognitive” sembrano, da più parti, mettere in ombra il ruolo della psicoanalisi nello studio dei processi mentali. La mente viene da queste scienze indagata con metodi rigorosi e chiari, e molto più accetti, al generale pubblico che segue lo sviluppo scientifico, di quanto non possano invece essere i più complessi criteri metodologici della psicoanalisi.
Le scienze cognitive hanno inoltre dato origine alle relative psicoterapie, contendendo alla psicoanalisi il primato anche sul terreno clinico. Mentre l'interfaccia, o meglio l'intreccio tra scienze cognitive e neuroscienze (neurofisiologia, neurobiochimica ecc.) mostra omologabilità e relativa sintonizzazione, più difficile appare il loro rapporto con la psicoanalisi. In quest'ultimo decennio il rapporto tra psicoanalisi e neuroscienze ha avuto un notevole risveglio e un enorme sviluppo, e molte concordanze si stanno rilevando. Una serie di articoli di Pally (1997a, b; 1998a, b, c) ne hanno offerto una panoramica per gli psicoanalisti. Meno sviluppato e forse più complesso è invece il rapporto tra scienze cognitive e psicoanalisi, anche se vi sono notevoli recenti contributi proprio in questo campo (Bucci, 1997; 2001).
Nel presente lavoro intendo offrire alcune considerazioni su di un punto di incontro tra scienze cognitive e psicoanalisi suscettibile a mio avviso di notevoli prospettive di convergenza.