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Se l'Io è un'istanza dimenticata della quale già cominciavamo a sentire la mancanza, si può dire che questo libro sia uscito ora in italiano con una straordinaria tempestività anche se con un certo ritardo sulla sua data di origine.
Possiamo dunque apprezzare quanto esso abbia guadagnato, negli anni, di attualità, forse proprio a causa della posizione un po' defilata del suo Autore, il quale è stato un personaggio di grande rilievo nella psicoanalisi americana, ma non un caposcuola; piuttosto una voce indipendente che sempre si è fatta sentire, relativamente isolata ma di certo molto autorevole.
Era alsaziano di origine, formato come psichiatra nella grande tradizione della psicopatologia tedesca e come filosofo alla lezione di Heidegger.
L'ambito culturale della Psicologia dell'Io, nel quale poi ha vissuto, è stato profondamente marcato da una separazione fra “Io” e “Sé” che, com'è noto, fu avanzata da Hartmann ed ha avuto una grande fortuna, oltre che conseguenze cruciali nel successivo decorso della psicoanalisi nordamericana. L'ultima di tali conseguenze è la grande diffusione attuale di una Psicologia del Sé in polemica con quella dell'Io; non meno attuale, tuttavia, è il vuoto di discorso psicoanalitico sull'Io, dopo che questo è stato lasciato ad una deriva puramente psicologizzante.
Loewald ricorda in questo libro la sua posizione del tutto autonoma rispetto a tale separazione (in una nota a p. 114 e nel testo a p. 132), ed il suo rifiuto di ridefinire con Hartmann il narcisismo come puro investimento del Sé in contrapposizione a quello dell'Io.
È proprio sottraendosi alla fin troppo facile fortuna di tale contrapposizione che il nostro Autore mantiene la possibilità di sviluppare sull'Io un discorso psicoanalitico, la cui ricchezza siamo forse meglio preparati ad apprezzare oggi in questo volume.
Spesso tale discorso prende l'avvio da una lettura del testo freudiano che è di primissimo ordine, assai diversa dalla vulgata ormai corrente negli Stati Uniti, sicché i