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Colgo l'occasione della stesura di questa scheda per ricordare che, proprio alla fine del 2000, S. Mitchell è deceduto improvvisamente. Mitchell, che si era formato al William Alanson White Institute di New York, dove esercitava la professione di analista con funzioni di training, oltre che fondatore e
direttore di questa innovativa rivista, è stato autore di numerosi libri che hanno aiutato a diffondere la conoscenza della scuola relazionale nordamericana. Brevemente, ricordo che assieme a J. Greenberg ha scritto Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, che può essere ormai considerato un classico testo di psicoanalisi comparativa; Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi; Influenza e autonomia in psicoanalisi; con la moglie M. Black ha scritto L'esperienza della psicoanalisi e Freud e oltre; con L. Aron ha pubblicato Psicoanalisi relazionale; Relationality: from Attachment to Intersubjectivity; e infine The Degradation of Romance, di prossima pubblicazione.
Esponente della corrente relazionale nordamericana, con rigore, lucidità e chiarezza ne ha diffuso le teorizzazioni e ha sviluppato il confronto e il dialogo tra le varie scuole psicoanalitiche. Infine, nell'ultimo periodo Mitchell si stava impegnando nella creazione dell'Associazione Internazionale di Psicoanalisi Relazionale, di cui, probabilmente, sarebbe stato il primo presidente. E proprio nell'editoriale del primo numero del volume del 2000 c'è il passaggio di consegne da lui a N. Altman e J. Messler Davies, che sono ora i nuovi direttori dei Psychoanalytic Dialogues. Segnalo anche il suo ultimo articolo (“You've got to suffer if you want to sing the blues: Psychoanalytic reflections on guilt and self-pity”), in cui vengono affrontati i temi della colpa e dell'autocommiserazione con particolare riferimento alla teorizzazione kleiniana della colpa depressiva e di quella persecutoria.
Nell'articolo di J. Gerhardt, A. Sweetnam e L. Borton (“The intersubjective turn in psychoanalysis: A compar