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Nell'abbazia di Talloires, sul lago di Annecy, in Francia, si è svolto il secondo colloquio tra il gruppo lionese di psicoanalisi, associazione regionale che fa parte della Società di Psicoanalisi di Parigi (S.P.P.), il Centro Raymond de Saussure, gruppo francofono della Società Svizzera di Psicoanalisi (S.S.P.), e alcuni membri del Centro Milanese di Psicoanalisi.
La lingua del colloquio transalpino a tre, aperto a circa trentacinque analisti per regione, è stata il francese.
Grazie (anche) al clima di conservazione e di intimità dell'abbazia benedettina del 1600, eretta sulla via consularis romana che porta da Milano a Strasburgo, tra un meraviglioso lago e montagne con la prima neve, questo nostro parlare di psicoanalisi, complicato dalla lingua unica, e da linguaggi psicoanalitici differenti, ha potuto arricchirsi del valore estetico dell'oggetto (esterno) che ha reso, con il passare delle ore, più facili gli scambi vitali e trasformativi.
In après coup, il clima dell'incontro, nei suoi momenti di maggiore dissonanza, mi ricorda un passo del testo La rappresentazione di Nicos Nicolaïdis, che ho in mente con viva simpatia e gratitudine dai tempi dei colloqui di candidatura alla S.S.P. Nicolaïdis è intervenuto frequentemente a Talloires, per rammentarci la linea classica della costruzione metapsicologica di Freud, attraverso la rivisitazione dell'evoluzione antropologica nel mito (quanti dèi dell'Olimpo ha evocato nella sala benedettina!).
Il passo recita così: “Un paziente non francofono, che faceva l'analisi in francese, accanendosi contro ogni legame che poteva esistere tra mère (madre) e mer (mare) (legame foneticamente inesistente nella sua lingua materna) disse, furioso, al suo analista (donna): “Mère (madre) significa mer (mare) per voi; da noi si dice thalassa”. Tuttavia, dopo questa negazione (o diniego?) le sue associazioni lo portarono a un ricordo del suo paese riguardante un amico omosessuale, un marinaio, e dei frutti di mare (thalassina, nella sua lingu