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Iniziando dal tema, ho trovato opportuno e utile, anche dal punto di vista di politica scientifica, che venisse riaffermata in una sede istituzionale di alto profilo, con la partecipazione di più di cinquecento psicoanalisti provenienti da più di venti paesi europei, quella distinzione tra Super-Io e Ideale dell'Io che ha subìto tante vicissudini nella teorizzazione freudiana e post-freudiana, e che sotto denominazioni diverse occupa tanta parte del dibattito psicoanalitico contemporaneo. Un'esigenza simile era stata già avanzata ad esempio da Roy Schafer nel 1967; su questo tema, un libro fondamentale è stato scritto da Janine Chasseguet-Smirgel nel 1975, mentre in Italia è uscita nel 1979 una bella raccolta di saggi a cura di Mauro Mancia.
Il suggello dell'istituzione, nel caso di questo concetto come di altri, rimane infatti a mio avviso importante per evitare che gruppi esterni si approprino di concetti nostri (cosa che accade quotidianamente) o tacendone l'origine psicoanalitica o sostenendo che nella nostra teoria “mainstream” sono sempre stati rifiutati o trascurati.
I diversi contributi presentati al Congresso si sono appunto sforzati di tenere distinto il conflitto con il Super-Io, contrassegnato dalla colpa, da quello con l'Ideale dell'Io, contrassegnato dal penoso senso di inadeguatezza e di vergogna, che a differenza della colpa, non si può espiare; Ideale dell'Io che può esercitare una “tirannia” altrettanto dispotica di quella del Super-Io, nell'esigere obiettivi eccessivamente alti e irraggiungibili.
Il Congresso si è svolto a partire da tre interventi principali,(1) che sono stati poi discussi in piccoli gruppi.
Ron Britton, muovendosi in una cornice post-kleiniana molto aperta, nel suo lavoro “Idolatria e fondamentalismo nella pratica psicoanalitica” ha utilizzato diverse