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Il termine “nevrosi di destino” contiene, in sé, un paradosso. Se si sfogliano gli indici delle Opere di Freud, si può agevolmente osservare che esso non compare mai. E del resto Freud, come sottolineano anche Laplanche e Pontalis nell'Enciclopedia della psicoanalisi (Laplanche e Pontalis, 1967), non parla di nevrosi di destino ma, per esempio in Al di là del principio di piacere (1920), di Schichksalszwang (di coazione del destino). Oppure, più in generale, di destino delle pulsioni (Triebschicksal), di tragedia del destino (Schicksaltragödie), di disposizione del destino (Schicksalbestimmung), e così via.
Il termine in questione invece sarebbe prevalso, osservano ancora Laplanche e Pontalis, “probabilmente con l'estensione della psicoanalisi a nevrosi dette asintomatiche (nevrosi del carattere, di scacco ecc.)”. La stessa condizione di scacco è del resto correlabile alla nevrosi di destino: la persecutorietà superegoica imporrebbe al soggetto il reiterato fallimento delle proprie azioni, col risultato di giungere ad una continua frustrazione del proprio desiderio. È evidente che il meccanismo dello scacco richiama la coazione a ripetere e, tramite essa, la questione del destino nella costrizione al realizzarsi di eventi specifici.
Questa particolarità del suo uso spiega anche perché esso possiede un valore essenzialmente descrittivo e non nosografico, il che implica che ciò che si vuole evidenziare è la ripetizione di eventi sostanzialmente dolorosi nel corso di un'esistenza, che appaiono al soggetto come provenienti dall'esterno ed indipendenti da ogni propria partecipazione, e non la specificità di un meccanismo psichico. L'individuazione di una specifica nevrosi - essendo la coazione a ripetere un fenomeno del tutto generale - andrà dunque ricercata nella forma che assume quella specifica vita, nel carattere ripetuto degli eventi spiacevoli e nella loro