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Alla fine del marzo 2001 Jacques Derrida ha chiuso, pur senza concludere, il proprio Seminario annuale presso l'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, per il secondo anno consecutivo dedicato al problema dell'individuazione e della formulazione di argomenti propriamente filosofici contro la pena di morte. Esso è inserito nel ciclo ormai pluriennale sulle “Questioni di responsabilità. Il perdono e lo spergiuro”.(1)
Il testo che segue si propone di dar conto dell'andamento generale dell'itinerario disegnato dal Seminario, senza indulgere naturalmente ad alcun tentativo di rendere la ricchezza delle letture né la finezza interpretativa che le anima; mi concentrerò piuttosto sull'interazione critico-teorica realizzata da Derrida, tra il paradigma analitico e la de-costruzione filosofica circa la questione della pena di morte.(2)