You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
L'invito a riconsiderare l'insegnamento psicoanalitico mi pone subito al cuore della questione. Alla Società Psicoanalitica di Parigi noi non parliamo di insegnamento, difendiamo il termine “formazione”. Non rilasciamo, inoltre, alcun diploma, cosicché la fine della formazione è dapprima sancita internamente alla Commissione d'Insegnamento e, solo in un secondo tempo, testimoniata ufficialmente attraverso l'elezione a membro della nostra Società. Perché?
Cercando di capire, nell'après coup di una riflessione retrospettiva, le implicazioni di un modello che mi è sembrato a lungo naturale ed insostituibile, vi proporrò una concezione basata sul ruolo centrale dell'analisi personale in un lungo processo analitico, accompagnato da quello che chiamerei un “processo di formazione”. Questi due aspetti si incrociano, si compenetrano, e sono responsabili dell'identità analitica dei membri della mia Società.
Ciò detto, la valutazione che sviluppo qui non riguarda che me. Le modificazioni storiche del setting esprimono la preoccupazione di proteggere sempre, in primo luogo, la relazione analitica dalle influenze della realtà esterna e dalle sue manifestazioni attraverso le esigenze dell'istituzione. Questo ideale di protezione dell'analisi personale come fondamento dell'identità del futuro analista, spiega tanto la selezione tardiva quanto lo stile della formazione, evidentemente influenzati dal modello della relazione analitica e dal rifiuto di qualsiasi forma d'insegnamento mirata all'accumulazione di conoscenze per la considerazione che queste ricevono in un modello universitario.