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Il tema del dipinto è un pittore colto nell'atto di rappresentare su tela il proprio ritratto. L'immagine è incorniciata in tondo; colori piuttosto scuri, un senso come di sospesa interrogazione. La dinamica compositiva è decisamente singolare: l'artista, volgendo le spalle a noi che guardiamo, occupa con la massa scura del suo corpo la parte centrale del quadro. Noi non possiamo dunque vederlo in volto, ma indirettamente scorgiamo i suoi tratti così come appaiono riflessi in uno specchio alla sua sinistra, e contemporaneamente come sono stati ricreati sulla tela che sta dipingendo alla sua destra. Un gioco di sguardi, di punti di vista, di riflessi e rimandi, la sottile vertigine tra realtà e rappresentazione (Johannes Gumpp, “Autoritratto”, 1646, olio su tela, diam. 89 cm., Museo degli Uffizi, Firenze).
Questo è il dipinto scelto come logo del convegno “The Self-Representation in Psychoanalysis and Art”, svoltosi dal 27 al 29 aprile 2001 a Firenze. Dove altro avrebbe potuto svolgersi, verrebbe da chiedersi, dopo che la professoressa Petrioli Tofani - direttrice degli Uffizi - nell'intervento di apertura con appassionata competenza ci ha parlato della collezione medicea di autoritratti esposta nel Corridoio Vasariano, che abbiamo poi ammirato dal vivo in una visita organizzata solo per noi, e pur se in questo caso le guide erano custodi-kapò forse un po' troppo avvezze a scolaresche indisciplinate - da irreggimentare e condurre al più presto verso l'uscita - è stata tuttavia un'esperienza magnifica ed emozionante. Così come magnifica è stata la cornice del Salone dei Cinquecento per l'apertura e la conclusione del convegno, e splendido e sontuoso il portico del Cortile del Palazzo Vecchio che ospitava il cocktail di benvenuto.
Il quadro di Gumpp come immagine-simbolo del convegno mi è parsa una scelta particolarmente felice: a ben guardare, più che il ritratto del pittore, il soggetto dipinto sembra essere la complessità del processo di autorappresentazione, aperto a