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“…corpo io sono in tutto e per tutto, e null'altro; e anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo. Il corpo è una grande ragione, una pluralità con un solo senso, una guerra e una pace, un gregge e un pastore. Strumento del corpo è anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami “spirito”, un piccolo strumento e un giocattolo della tua grande ragione…. Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto - che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo. Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza”
L'importanza teorica e organizzativa di K. Abraham nella storia della psicoanalisi è ben nota. Eppure Abraham suscita tuttora sentimenti contraddittori nei suoi lettori. Un'immagine diffusa è quella di un autore “importante ma noioso”; per certi versi anticipatore e geniale, ma insopportabilmente “protocollare” e desideroso di sistemare tutto nelle nascenti maglie della metapsicologia
In questo scritto ci occuperemo poco dei versanti specificamente psicoanalitici del lavoro di K. Abraham.(1)