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“L'arte carnale è un lavoro di autoritratto in senso classico, realizzato tuttavia con i mezzi tecnologici propri del suo tempo. Oscilla tra defigurazione e rifigurazione. Si incide nella carne perché la nostra epoca comincia a darcene la possibilità” (Miscetti, Riposati, Schroth, 1996, 31). Con questa affermazione posta come incipit del manifesto “L'arte carnale”, l'artista e performer francese Orlan(1) descrive il progetto artistico che l'ha vista impegnata nell'ultimo decennio, consistente in una serie di interventi-performance di chirurgia plastica, tesi a modificare i tratti del suo volto secondo precise indicazioni di poetica dettate di volta in volta dall'artista. Sono parte integrante di questo progetto (a tutt'oggi Orlan si è sottoposta a nove operazioni chirurgiche) filmati e fotografie che documentano le varie fasi degli interventi attraverso immagini a dir poco scioccanti, nonché una mole di scritti teorici che ne illustrano il significato. Come le tessere di un mosaico, le operazioni, i video, le foto, i testi scritti compongono un autoritratto in progress, destinato a colmare - a detta dell'artista - la distanza tra “immagine interna e quella esterna”, tra essere e apparire, dove l'essere si manifesta come entità precaria, dall'identità mutante, esaltato dalla possibilità di potenziare e modificare il proprio corpo e il proprio volto, che tanto la biogenetica quanto le nuove tecnologie sembrano offrire e promettere.