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Ha ben ragione chi rifiuta di relegare la psicoanalisi in un ambito clinico, postulato come separato ed autonomo: fin dall'inizio, con Freud, pratica clinica e definizione del suo metodo e della sua cornice vanno di pari passo con la riflessione metapsicologica, trovando costantemente nel campo dei fenomeni culturali una risorsa imprescindibile per la ricerca e l'approfondimento; e proprio nel confronto con il culturale sono stati scoperti e/o messi a punto concetti fondamentali per la sua comprensione e la sua prassi. Più in generale, il rapporto con i fenomeni culturali non è un optional per la psicoanalisi né può essere eluso, ed è ancora più urgente ripristinarlo oggi che, drammaticamente, si ripropone la fragilità delle sorti, non sempre progressive, della Kultur.(1)
Ma questo rapporto, che ha avuto talvolta esiti deludenti e generato equivoci, per non essere eluso richiede un'ulteriore messa a fuoco: in che cosa i fenomeni culturali hanno a che fare con l'analisi ed il suo oggetto? In essi la psicoanalisi trova semplicemente un campo ed oggetti cui applicare le proprie scoperte attingendovi ulteriori prove e argomenti persuasivi o c'è, più ancora, qualcosa che unisce dall'interno psicoanalisi e culturale?
Bisogna anche chiedersi che cosa abbia contribuito e tuttora contribuisca alla tentazione di ridurre la psicoanalisi ad una tecnica terapeutica disconoscendone