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Per gli storici delle idee e gli antropologi la metafora non è più solo un tropo letterario, ma un concetto chiave che collega i paradigmi della prassi e della memoria culturale, presentandosi come una cristallizzazione di “sistemi d'immagini” (AA. VV., 1980). Sistemi che mediano tra antico e nuovo attraverso migrazioni di famiglie concettuali nelle articolazioni tra cose e linguaggi, tanto da mostrare il linguaggio di tutti i giorni letteralmente intriso di metafore. Più recentemente si assiste a una interessante nuova considerazione di questo motore del pensiero nelle ricerche di semiotica cognitiva (Latour, 1999), mentre settori delle neuroscienze, della filosofia e storia della scienza lavorano sui modi in cui le metafore “dirigono i modi in cui si pensa, si ragiona e si fanno ipotesi” anche in campo scientifico e tecnologico (Draaisma, 2001). Insomma questa figura del linguaggio e dell'immaginazione sembra offrirsi come un luogo denso di incroci: l'epistemologo, lo storico delle idee, il neurobiologo e il semiologo si incontrano per decifrarne le caratteristiche costitutive, gli usi, correnti o specialistici, le nuove aperture interpretative.
Gran parte delle nostre metafore sembrano provenire non tanto, o non solo, dal riferimento alla realtà esterna o astratta, come ha sempre considerato la retorica, da Aristotele in poi, fino alla fenomenologia del simbolico, con Blumenberg o