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Il tema da cui vorrei partire oggi è quello del rapporto tra il sogno e la comunicazione. Questo problema è più vasto di quello del rapporto tra il sogno ed il linguaggio a cui, in particolare dopo Lacan, si tenderebbe a ridurlo. Vi sono delle comunicazioni senza linguaggio (nel senso verbale di quest'ultimo termine) e, viceversa, vi sono degli elementi di linguaggio che hanno perso ogni rapporto con una comunicazione.
Ma la questione — benché rinnovata dalla scoperta della psicoanalisi e dal ruolo che il sogno svolge nella nostra pratica — è in realtà molto più antica di Freud. Si può anzi dire che l'interrogazione a questo riguardo sia coestensiva, nell'essere umano, all'enigma che gli pone il sogno, questo frammento così sorprendente della nostra vita: qualcosa che, da sempre, è apparso come parlante, e al tempo stesso radicalmente sottratto alla nostra volontà di comunicare, ed anzi tout court alla nostra volontà.
Per maggiore chiarezza, vorrei scindere la questione in due:
da una parte la comunicazione del sogno, in particolare nella cura;
dall'altra parte il sogno come comunicazione; o più in generale: la relazione del fenomeno del sogno con la comunicazione interumana.
Questi due problemi sono intrecciati, ma distinti.