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“Nessun maestro ha saputo, come Callot, costringere entro un così piccolo spazio una tale moltitudine di oggetti e farli risaltare uno accanto all'altro — uno dentro l'altro — senza confondere l'occhio, di modo che ognuno di essi, pur sussistendo come soggetto autonomo, si inserisca perfettamente nell'assieme del quadro.”
Da E. T. A. Hoffmann
“Il vaso d'oro - Pezzi di fantasia alla maniera di Callot”
Nel 1992 un gruppo di analisti del Centro di Psicoanalisi di Palermo propose un seminario di discussione clinica finalizzato a riflettere sulle modalità di trasformazione dell'esperienza analitica in “discorso psicoanalitico”. Si chiamò “L'analista al lavoro”.
Una donna, di intelligenza acuta, piena di interessi, ingegnere cosmopolita, in seguito ad un'anestesia per un banale intervento chirurgico, si rivolge al Dott. Corrao per una paralisi agli arti inferiori. La diagnosi di isteria si delinea con chiarezza nel gruppo clinico attraverso la descrizione di Corrao: “Le porsi la mano per salutarla. Si alzò dalla sedia a rotelle muovendo dei passi verso di me”.
Come alla Salpetrière.
Una giovane signora: Ho scherzato col commesso del negozio di scarpe. Mi ha fatto provare un paio di scarpe e ho detto: “No! Queste sono adatte ad un'altra donna! Mi immagina con questi tacchi a spillo? Vede io ho i piedi secchi!”