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Se ci si propone di delineare l'evoluzione della metapsicologia psicoanalitica — comunque si definisca l'ambito entro cui restringere l'indagine — è inevitabile domandarsi preliminarmente in che misura per essa sia possibile parlare di “evoluzione”, se con questo termine si intende uno sviluppo lineare e cumulativo nell'approfondimento e nell'estensione del proprio campo di investigazione, sia pure con momenti di consolidamento o stasi e con discontinuità — così come Kuhn (1962) descrive il processo di mutamento delle idee nella scienza. In che misura, cioè, l'evoluzione di una teoria scientifica che assuma ad oggetto l'inconscio sessuale ed il metodo per accedervi può evitare di includere movimenti non progressivi? D'altra parte, non potrebbe essere connesso anche a questo aspetto l'imprescindibile legame della psicoanalisi con il proprio percorso, la propria storia, che spesso le è criticato per differenziarla da altre discipline scientifiche e contestarne la scientificità?
Senza addentrarmi nell'annosa questione dello statuto scientifico della psicoanalisi, per proporre qualche elemento di riflessione intorno a questi interrogativi (limitandomi alla letteratura psicoanalitica francese, allo scopo di illustrarne alcune ricerche e segnalarne alcune convergenze)(1) vorrei utilizzare i tre verbi — phantasieren, übersetzen, erraten — con cui Freud, in una lettera a Wilhelm Fliess scritta il 25 maggio 1895, indica il lavoro in cui era incessantemente impegnato in quel periodo, alle prese con la “teoria del funzionamento psichico” perché riteneva