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La mia riflessione in questo articolo è riferita a ciò che può proiettarsi sulla scena dello psicodramma psicoanalitico individuale nelle situazioni di transfert narcisistici con pazienti adolescenti. Tenterò di individuare alcuni elementi dello psicodramma, che permettono dei cambiamenti nel paziente e nella relazione terapeutica. Farò ricorso, a questo scopo, ad un'illustrazione clinica centrata sul lavoro di simbolizzazione della mancanza e dell'assenza, lavoro necessario per una rappresentazione di sé e dell'altro in un vissuto “proprio suo” e nel riconoscimento dell'alterità.
Già nel 1912, Freud ci invitava a riflettere sulla “dinamica di transfert” e sul fatto che, talvolta, “rimane enigmatico perché nell'analisi la traslazione si opponga a noi come la resistenza più forte al trattamento, mentre in trattamenti diversi dobbiamo riconoscere in essa il supporto dell'effetto terapeutico, la condizione del suo esito positivo” (1912, 525). Allo stesso modo, come sostiene Donnet (2001), “…non solo il transfert squalifica la funzione “terza” della regola, ma, di più, tende a saldare colui che interpreta con l'oggetto del transfert”. Mi sembra che i transfert narcisistici ci conducano spesso a simili riflessioni.
La concettualizzazione dei transfert narcisistici varia a seconda degli autori. Kohut (1966) ne individua due diverse forme che non si escludono a vicenda, i transfert idealizzanti ed i transfert speculari (Sé grandioso-arcaico), entrambe derivate dal narcisismo primario, del quale sono forme acquisite tramite