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La nozione di inconscio fu accolta dal mondo scientifico e culturale russo fin dagli inizi del '900. Ciò accadde, soprattutto, attraverso la diffusione delle idee psicoanalitiche, che attirarono una grande attenzione, sia nel periodo che precede la rivoluzione sovietica, sia nella fase successiva, fino alla fine degli anni venti. Del resto, il concetto di inconscio era già presente nella tradizione dei filosofi russi ottocenteschi e, limitatamente, nell'ambito della “Scuola di psicologia oggettiva”, il cui massimo esponente fu Ivan P. Pavlov.
A partire dal 1909, per circa un ventennio, le maggiori opere di Sigmund Freud furono tradotte in russo. La stessa cosa avvenne per diversi lavori di Carl Gustav Jung. A partire dal 1911, si costituì a Mosca una prima Società Psicoanalitica. Dopo la guerra e la rivoluzione, la psicoanalisi ebbe la massima diffusione. Una seconda Società sorse a Kazan, nella repubblica dei Tartari.
Molto del pensiero filosofico e pedagogico sovietico fu influenzato dalle idee freudiane. Lo testimoniano, tra l'altro, il famoso asilo ispirato alle idee psicoanalitiche, fondato da Vera Schmidt a Mosca e la partecipazione alla Società Psicoanalitica Moscovita di studiosi come Alexander R. Luria che, intorno agli anni venti, tentò una sintesi metodologica tra psicoanalisi e marxismo e Lev S. Vygotskij il fondatore della “Scuola storico-culturale”. Aderirono alla riflessione psicoanalitica, anche importanti studiosi provenienti dalla pedagogia, come