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Nella British Society ferve la discussione sull'esplosione terroristica dell'11 settembre: alcuni degli interventi si possono leggere sul Bulletin of the British Psycho-Analytical Society. Ne riporto quelli che mi sembrano i punti e i passaggi più interessanti e significativi. In “Pensieri sul razzismo come ostacolo” F. Davids scrive: “che sia la disperazione a promuovere tali orrendi attacchi siamo inclini a rifiutare, in base alla credenza che essa [la parte avversa] ignora la nostra circostanziata comprensione degli stati mentali normali e patologici. Ma l'accusa, da noi fatta agli Islamici, di avere un insieme di credenze folli, è da loro veduta quale espressione di pregiudizio, se non di odio cieco, mascherato da opinione d'esperto. La complessità dei motivi e dei moventi nella situazione viene ridotta a un unico elemento: pazzia” (trad. mia).
I nostri colleghi britannici prendono in considerazione il punto di vista della parte avversa, ma — comprensibilmente — non possono rinunciare alla loro opinione d'esperto: nell'area del trauma, degli stati mentali concretizzati e fondamentalisti, dell'eccitamento perverso generato dalla distruttività umana, ecc.
Riprendendo uno scritto di Ferenczi sugli effetti di shock ripetuti nella personalità, che portano a frammentazione e a stati di atomizzazione, un altro contributo (“Terrorismo” di Jon Sklar) nota l'esistenza di questi stati mentali sulla scena mondiale del momento. In parti del mondo a noi estranee l'attacco terroristico fu percepito quale reazione alla dominazione americana (con qualche fondamento, essendo stati colpiti il Centro mondiale del commercio e il Ministero della guerra)