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Dalla lettura del libro di Luciana Nissim Momigliano, L'ascolto rispettoso. Scritti psicoanalitici, nascono alcuni pensieri che vorrei comunicare. Grande è l'emozione che la lettura suscita in chi ha conosciuto e amato l'Autrice, perché in ogni pagina la incontra e la ritrova, mentre racconta in prima persona con generosità e coraggio, con ironia e spietatezza il suo percorso di pensiero. Il fascino della lettura assomiglia così al fascino dell'ascoltare una storia raccontata da chi l'ha vissuta, l'ha custodita in sé, pensata e distillata per poi comunicarla con la passione che nasce dal desiderio di raggiungere l'interlocutore là dove lui è, per farsi comprendere e per proseguire con lui un dialogo aperto e fruttuoso.
Non c'è nulla di intellettualistico negli scritti qui raccolti, e non c'è neppure compiacimento nel lasciare trasparire il percorso attraverso il quale pensieri e riflessioni sul significato dell'analisi e dell'essere analisti hanno preso forma e vigore, ma l'impressione è che nulla sia lasciato al caso. Luciana Nissim parla con franchezza delle certezze di un tempo, dei dubbi dei viraggi, delle domande e delle risposte; e dalle sue parole risulta chiaro come ogni riflessione sia nata da un continuo scambio vivo e leale con se stessa, con le persone che ha avuto in analisi, con gli allievi in supervisione, con il gruppo dei colleghi, con gli autori letti con curiosità, apertura e capacità critica, con il mondo che gira e che cambia, con la vita che continua a scorrere nonostante tutto.
Ho incontrato così di nuovo la Nissim che in supervisione invitava sempre a stare dalla parte dell'analizzando considerando il suo modo di essere, anche il più sconclusionato, come la risultante in quel dato momento della sua personale lotta per la sopravvivenza psichica. Che invitava a non avere timore di lasciarsi transitare