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La versione italiana dell'originale “Il divano e l'albero”, perde l'approccio evocativo iniziale, capace di introdurci direttamente ai luoghi della psicoanalisi e del buddismo in quanto esperienze della mente, piuttosto che alle loro formalizzazioni teoriche o dottrinarie. Quella “e” del titolo, ricca di interesse
e di aperture, ci permette di accedere al succo di un patrimonio plurimillenario di esperienza e riflessione sui processi mentali ed i loro limiti, da parte di innumerevoli “cercatori del sé”. Non possiamo sapere se il sé che noi andiamo e loro vanno cercando sia lo stesso sé; se vada scritto con la esse minuscola o maiuscola, finchè entrambi non l'avremo trovato, e forse allora non si porrà più un tale problema.
Freud, citato da Epstein nel suo Al di là del sentimento oceanico, scriveva nel 1930 a Romain Rolland: “Ora, sotto la sua guida, cerco di penetrare nella giungla indiana, da cui fin qui mi hanno tenuto lontano l'amore ellenico per la misura (…) la spassionatezza ebraica ed il timore filisteo, secondo un certo dosaggio. Invero, avrei dovuto osare prima, perché le piante di questo terreno non dovevano restarci estranee”. Settant'anni dopo, gli autori europei che hanno “osato” esplorare questi sentieri sono ancora pochi, giudicando da questa raccolta di scritti, quasi tutti di colleghi d'oltreoceano.
Mi muoverò quindi tra un “noi” (gli analisti) e un “loro” (i buddisti), per tenere distinti gli ambiti di ricerca, la qualità dell'esperienza, i metodi, i limiti, i fini ed i conseguimenti, perché anche se a volte nel testo i confini sembrano sovrapporsi o intersecarsi, nessuno ritiene utile o possibile che essi si confondano. Possiamo spaziare attraverso una raccolta di scritti di circa venti autori, per lo più psicoanalisti di matrice freudiana (Bobrow, Coltart, Cooper, Eigen, Epstein, Kurtz, Mc Dougall, Molino, Philipps) e alcuni di matrice junghiana (Muramoto, Kopf, Odajnyk, Youg-Eisendrath) con una lunga esperienza sia di lavoro analitico che di med