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Quando si sono create le condizioni perché fossi io a scrivere la recensione di questo libro, ne sono stato lusingato. Conosco, infatti, l'Autrice da parecchio tempo, come frequentatore di un suo corso di formazione al processo diagnostico, dapprima e nel lontano 1980, e come collega negli ultimi dieci anni dell'esperienza del Centro di Psicologia Clinica della Provincia di Milano diretto da Giancarlo Zapparoli, terminata nel 1996. Avevo poi apprezzato i suoi due precedenti libri, Il colloquio clinico e la diagnosi differenziale del 1988 e Adolescenza e discontinuità del 1993.
Successivamente, quando ho avuto in mano e ho iniziato a leggere il testo, il mio entusiasmo si è un poco attenuato, sia per le oltre 300 pagine, sia per la scrittura fitta, densa e complessa che lo caratterizza.
Non è questo un invito a desistere dalla sua lettura, al contrario; è, invece, nelle mie intenzioni, un aiuto per superare qualche difficoltà che si può incontrare ed è un invito a non arrendersi, perché ne vale la pena.