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Anche questa annata di Contemporary Psychoanalysis (C.P.) si presenta ricca ed interessante sia dal punto di vista dei numerosi lavori che sviluppano il pensiero della tradizione interpersonale, che da quello di una sua sempre maggiore integrazione teorica e clinica all'interno del variegato panorama della psicoanalisi odierna. Un esempio di ciò è costituito, oltre che dalla frequente citazione di autori esterni a questo filone, dall'articolo di Richard Billow (“Bion's “passion”; the analyst's pain”, n. 3, pp. 411-426), che si snoda intorno ad un caso clinico, nel quale il paziente, all'inizio delle sedute, era aduso porre la domanda “sei pronto per me oggi?”. Questa richiesta apre le considerazioni dell'Autore, il quale, sottolinea, rifacendosi a Bion, quanto la passione si riferisca all'atteggiamento mentale dell'analista ed alla sua disponibilità, pur sempre dolorosa e difficile, ad immergersi nella pervasiva atmosfera emotiva dell'incontro col paziente per poter costruire, riemergendone, qualche ipotesi di pensiero. Tale processo contenitivo e trasformativo, che collega la dimensione intrapsichica a quella intersoggettiva, ha tuttavia caratteristiche di asimmetria e di unidirezionalità assolutamente diverse rispetto al fenomeno dell'enactment, considerato dall'orientamento relazionale ed interpersonale, come vedremo meglio in seguito, la “via regia” per la scoperta dell'inconscio e delle parti dissociate del paziente. Essere pronti per l'analisi ha a che fare, secondo Billow, con la ricerca ideale di questo clima di passione che informa l'esperienza di sé dell'analista e che è profondamente diverso dalla più agevole operazione di pensare, reagire o semplicemente formulare delle ipotesi cliniche. Dal momento che esistono in entrambi i membri della coppia perplessità e resistenze ad un'esperienza analitica emotivamente piena, una risposta al quesito iniziale del paziente potrebbe, secondo l'Autore, essere: “Vediamo insieme come […]”.
Un altro esempio della tendenza