You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il primo sabato di Ottobre, come d'abitudine, si è rinnovato l'appuntamento veronese tra psicoanalisti e psicoterapeuti, riproponendo un argomento che, a 64 anni di distanza dalla pubblicazione di Analisi terminabile e interminabile , resta ancora misterioso, affascinante e fecondo di potenzialità esplorative.
Il primo contributo (“Post- analisi. Separazione, memoria, oblio”) è stato quello di Gilda De Simone, nota a noi tutti per avere approfondito in questi anni con sensibilità ed intelligenza molti fra i vari problematici aspetti della fine dell'analisi e per avere infine condensato i numerosi articoli pubblicati, anzichè in un ponderoso volume, in un agile e snello libriccino su La conclusione dell'analisi (Borla, Roma, 1994): un piccolo modello di chiarezza e spessore fra tante voci esibizionistiche!
Tali qualità hanno connotato anche il suo intervento di Verona, nel quale ha soprattutto precisato le proprie idee sulla “cosiddetta” fase post-analitica, che vanno ben oltre il problema un po' sterile se considerarla o no una fase del processo analitico con sue caratteristiche specifiche. Sulla delicata questione dei rapporti fra paziente e analista dopo il termine dell'analisi, la De Simone suggerisce, quali che siano le nostre idee circa la risoluzione del transfert (legata al termine dell'analisi, posteriore ad essa, praticamente inattingibile), di tenere presente come bussola per orientarci l'idea che il rapporto analista-paziente è l'unico fra tutti i rapporti a coniugare “un massimo d'intimità con un massimo di separatezza”, l'una consentita e garantita dall'altra.
L'intimità e la commistione fra inconsci a suo tempo stabilitasi può provocare in entrambi i partecipanti, dopo la conclusione, un desiderio di “recupero” sotto altra forma o in altra sede: proprio per questo all'analista spetterà anche in futuro il compito, ancora una volta paradossale, di riunire nel suo comportamento un massimo di separatezza e un massimo di disponibilità di fronte alle eventuali