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Gli articoli di questo numero della Rivista di Psicoanalisi propongono un'immagine delle libere associazioni che conserva i tratti originali individuati da Freud e da Jung e presenta alcuni elementi nuovi ed interessanti.
Gli autori, che contribuiscono al fascicolo con i loro articoli, impiegano le nozioni di Funzione alfa e di Rêverie di Bion; di Spazio potenziale di Winnicott; di Relazione di Oggetto-Sé di Kohut. Essi utilizzano anche concetti sviluppati in Italia: l'idea di Campo e quella di Rapporto analitico come conversazione. Queste nozioni, nel loro complesso, offrono la possibilità di considerare il tema da prospettive inedite.
Gli elementi di novità presenti nella trattazione, però, non derivano soltanto dall'impiego di nuovi strumenti concettuali. Agli elementi nuovi, messi in luce grazie all'impiego di questi strumenti, se ne sommano altri che indicano come gli autori abbiano trovato durante le sedute di analisi qualcosa che è proprio diverso rispetto a ciò che avevano incontrato i primi psicoanalisti.
È difficile indicare con chiarezza di che cosa si tratta; il punto però è importante; tenterò dunque di avanzare alcune ipotesi, anche se incerte e limitate ad un solo elemento.
Un importante cambiamento, che ipotizzo possa essere avvenuto, è paragonabile ad una variazione dell'illuminazione. Più precisamente, ipotizzo che nelle sedute di analisi venga avvertita una variazione del fattore F. Bion denomina con questa lettera la Fede (faith). Vivendo in un paese, che per tanti secoli ha ospitato la chiesa ed il papa, io affiancherò a Fede, altri termini come Fiducia, Affidamento, Costruttivo Ottimismo. Voglio essere certo, infatti, di avere