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Il mio intento, in questo articolo, è quello di confrontare il processo associativo e il lavoro delle libere associazioni in due situazioni psicoanalitiche, diverse per organizzazione interna ed obiettivo specifico: la situazione principe e paradigmatica della cura cosiddetta “individuale” e quella del gruppo a setting psicoanalitico, costituitasi molto tempo dopo. La tesi secondo cui il gruppo a setting psicoanalitico è una situazione psicoanalitica solleva immediatamente l'interrogativo: come sostenere questa tesi? È quindi necessario fornire alcuni elementi di risposta prima di specificare la prospettiva che propongo introducendo nell'analisi del processo associativo e del lavoro delle associazioni due concetti operazionali tratti dalla linguistica dialogica: il concetto di polifonia, mutuato dai lavori di Bachtin-Volo?inov, e il concetto di interdiscorsività che ne deriva e i cui contenuti sono stati evidenziati, in Francia, dai lavori di O. Ducrot. Fornirò pertanto alcune precisazioni su questi concetti e sulla loro integrazione nel campo della psicoanalisi.
Poiché i concetti di polifonia e di interdiscorsività, nelle mie ricerche sul processo associativo, inizialmente hanno assunto interesse e senso nella situazione psicoanalitica di gruppo, inizierò con una breve descrizione del mio modo di concepire quest'ultima. Ma per descrivere correttamente ciò che autorizza a parlare di una situazione psicoanalitica di gruppo, occorre affrontare una serie di interrogativi che ci costringono a risalire alla questione decisiva degli enunciati costitutivi del campo della stessa psicoanalisi. È ovviamente impossibile seguire questo percorso nell'ambito del presente studio, ma non è inutile ricordare che, introducendo l'interrogativo del processo associativo in una situazione diversa da quella