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Quando una consultazione psicoanalitica viene offerta ad una famiglia che la richiede ci sono tanti punti di vista, della madre, del padre, del bambino: volendoli considerare insieme, in un lavoro di piccolo gruppo come io faccio, si presenta una molteplicità di punti di vista e di significati che si collegano dall'uno all'altro e che richiedono la precisazione di qualcosa di nuovo la cui importanza per ognuno dei partecipanti al gruppo deve essere scoperta.
Infatti, il gruppo familiare nucleare costituisce la base virtuale d'ogni gruppo successivo, poiché è una rappresentazione interna necessaria in ogni vita mentale umana. Là, in quel gruppo, è la fonte che genera la salute, la crescita mentale oppure il disturbo psichico e la sofferenza di ognuno di noi. Il mio lavoro sulla consultazione del bambino con i suoi genitori prevede di attivare nel lavoro di gruppo una comunicazione tra bambino e genitori che faccia sviluppare tra loro un rapporto migliore.
Voglio sin d'ora precisare che non intendo la consultazione come una terapia familiare, o una terapia dei genitori, ma come un'occasione unica per il bambino di parlare di sé e per i genitori di parlare con lui, con strumenti mediati dal pensiero psicoanalitico. Il mio scopo qui sarà di illustrare con sequenze cliniche l'orientamento della consultazione psicoanalitica, che in molti casi costituisce la preparazione alla terapia analitica del bambino, la quale poi procederà invece come relazione individuale con l'analista, con la consueta riservatezza ed intimità.
Sin dalla fine degli anni '70, l'interesse per la mente del bambino mi portò a lavorare con la coppia dei genitori e il bambino piccolo: cercando modalità idonee