You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Se non lo consideriamo come una sonda strumentale a individuare meccanismi di rimozione, o spostamento di affetti e di “oggetti” già rappresentabili, il pensiero liberamente associativo costituisce, come afferma C. Bollas (1999), una vera e propria rivoluzione epistemologica nella tradizione del pensiero occidentale. Laplanche e , nell'Enciclopedia di Psicoanalisi, affermano che la “regola fondamentale” è più che una tecnica perché struttura l'insieme della relazione analitica. Questa affermazione sottolinea l'articolazione tra l'attività mentale del paziente e l'attività mentale dell'analista, articolazione vitale che rischia di venire perduta quando si assimila la regola fondamentale ad un mero dispositivo tecnico.
La libera associazione e l'attenzione fluttuante costituiscono un continuum: tra espressione e ascolto, infatti, progressivamente emerge, come una Gestalt, uno spazio condiviso che fa da sfondo ad ogni “realizzazione”(1) psicoanalitica, tanto nel trattamento individuale quanto in quello di gruppo.
L'influenza reciproca, la prevaricazione da parte dell'uno o dell'altro vertice, l'ibridazione tra soggetti, il vincolo rappresentato dai modelli teorici di ciascuno, apparentemente ostacolano la relazione, ma, in effetti, questi fenomeni convergono a costituire il continuum.
Del resto cos'altro ha promosso il metodo della “regola fondamentale” se non l'influenza di Emma von N. su Freud? Ai tempi degli Studi sull'isteria (1982; 1985),