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Il concetto di libere associazioni e di rêverie può essere rivisitato facendo riferimento a un modello della mente ispirato a Bion (1962; 1963; 1965) e ad alcuni sviluppi del suo pensiero (Ferro, 1998; 1999a; 2002a, b). Le libere associazioni le possiamo considerare come il modo più adeguato per entrare in contatto con il pensiero onirico della veglia sempre operante dentro ciascuna mente: dalla parte del paziente è il modo di consentire che “i derivati narrativi” (Ferro, 1999b; 2001) abbiano il minor grado possibile di deformazione, da parte dell'analista il modo di sintonizzarsi con i derivati narrativi del suo pensiero onirico.
Le rêveries le considero uno di quei momenti felici in cui c'è l'accesso all'immagine direttamente e senza mediazioni (Ferro, 2000).
Nel corso del mio testo farò riferimento sempre al visivo, sia per quanto riguarda la sequenza di elementi alfa sia per quanto riguarda i loro derivati narrativi sia per le rêveries. Ma lo stesso discorso potrebbe essere moltiplicato prendendo in esame tutti gli altri vertici di formazione degli elementi alfa: acustici, olfattivi, gustativi, cenestesici, tattili (Bion, 1962; Di Benedetto, 2000).
Tra tutte le vie possibili per accostarmi a questo tema mi è più congeniale proporre una riflessione sui continui segnali che i pazienti ci forniscono per trovare la via più adatta a raggiungerli.
La formulazione interpretativa, i suoi modi, il grado di esaustività non ci possono derivare da un nostro “sposalizio” con una teoria forte della interpretazione,