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Tutte le esperienze riferite sul piccolo gruppo di psicotici cronici concordano nel rilevare che il flusso associativo in questo tipo di gruppi incontra una serie importante di ostacoli e difficoltà, per cui assume un andamento rigido, concreto e cristallizzato (Correale, 1998; Kibel, 1991; Kanas, 1996; Schermer e Pines, 1994; Stone, 1996).
infatti, la paura intensa che questi pazienti provano l'un per l'altro e il bisogno di non farsi contagiare dalle emozioni altrui sono così forti, che il loro modo di intervenire nel gruppo presenta spesso caratteristiche esasperantemente prudenti e sospettose.
Inoltre, quando la malattia psicotica sfocia, nel gruppo, verso modalità esplosive e confusive, come può accadere nel caso dell'accentuazione di uno stato delirante o dell'entrata in una crisi psicotica conclamata, il piccolo gruppo comincia a funzionare secondo modalità tipiche dell'assunto di base e quindi il flusso associativo viene totalmente distorto, a seconda delle vicende della emozione predominante (Gaburri, 1990).
Nonostante queste obbiettive, importanti, difficoltà, i pazienti traggono di solito beneficio da questa esperienza, anche se nei primi tempi acquistano dal gruppo quasi esclusivamente un senso maggiore di stabilità e soltanto in un secondo momento un senso di maggiore libertà e fluidità del pensiero (Schermer e Pines, 1994; Neri, 1995).
In questo lavoro, vorrei approfondire innanzi tutto quale sia il nucleo centrale, attivo nel disturbo psicotico, che tende a interferire così pesantemente nel lavoro di gruppo. Vorrei poi indagare più approfonditamente quali caratteri assuma