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Diversi contesti portano l'analista ad interrogarsi su cosa generi il doppio appoggio sul gruppo e sull'oggetto mediatore. L'oggetto mediatore è dotato, come l'oggetto transizionale, di una doppia polarità. Da un lato ha una sua materialità in quanto è concreto, reale, sia che venga costruito dal singolo o collettivamente dal gruppo, sia che venga portato e proposto dall'animatore il quale lo seleziona ed offre come supporto agli scambi nel gruppo. D'altra parte esso ha una sua simbolicità, vale a dire una capacità di rappresentare altro rispetto a ciò che è, una realtà interna ed esterna insieme, comune e condivisa. L'oggetto mediatore è investito di affettività da ognuno, da chi lo crea, lo sceglie, lo costruisce e ne parla, e da tutto il gruppo che deposita collettivamente delle rappresentazioni multiple e varie suscettibili d'evoluzione, di trasformazione. in questo modo l'oggetto mediatore favorisce un doppio legame: intrapsichico, proprio del soggetto, e intersoggettivo, proprio del gruppo.
Parlo di oggetto mediatore per designare i diversi supporti che mobilitano l'immaginario: le marionette, la maschera, la foto, il pongo o la materia da scolpire, l'oggetto sonoro (musica, strumento), il testo o il racconto, il taglio ed il collage… Questi oggetti mediatori sono talvolta forniti, selezionati e proposti dal terapeuta; altre volte creati ex novo dai membri del gruppo. Le regole del gioco sono variabili, ma quello che appare determinante nel lavoro è il posto accordato ad ogni soggetto nella sua scelta di investire un oggetto per presentarlo al gruppo come il frutto delle proprie produzioni immaginarie. Ma è anche e soprattutto la possibilità per il gruppo di appoggiarsi, a sua volta, su questo oggetto, per depositarvi le molteplici rappresentazioni di cui i membri del gruppo si fanno portatori.