You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
“io mica lo so che cosa costruisco con i Lego; intanto lo faccio, poi lo dico”.
“Dica dunque tutto ciò che Le passa per la mente. Si comporti, per fare un esempio, come un viaggiatore che segga al finestrino di una carrozza ferroviaria e descriva a coloro che si trovano all'interno il mutare del panorama dinanzi ai suoi occhi” (Freud, 1913-14, 344). Quel viaggiatore immaginato da Freud intento a guardare il paesaggio attraverso il finestrino dello scompartimento di un treno dei primi del '900, è un viaggiatore che non solo è in grado di riferire ai suoi compagni di viaggio ciò che scorre davanti ai suoi occhi, ma che ha in primo luogo la possibilità e la capacità di portare l'attenzione, di guardare e di registrare le costanti del paesaggio che osserva, le sue graduali o improvvise trasformazioni, le sfumature, ciò che ritorna immutato. i viaggiatori di cui spesso siamo oggi compagni di viaggio non hanno la stessa fluidità e capacità di guardare; al contrario, molti di loro hanno fatto del non guardare e della non conoscenza lo strumento che permette loro di mantenere e difendere una seppur precaria e insoddisfacente coesione. Attraverso il “distogliere lo sguardo” il soggetto rende per così dire non esistenti le proprie ferite e i propri vuoti. A differenza del diniego, il “distogliere lo sguardo” colpisce un'operazione in un certo senso preliminare, cioè la “raccolta” di sensazioni ed emozioni, e ciò finisce con il danneggiare funzioni fondanti