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La maggior parte dei contributi psicoanalitici sulla melanconia individua in questa manifestazione psicopatologica un disturbo della relazione con l'oggetto. Si tratta di una impostazione che parte da una lettura di Lutto e melanconia che, privilegiando una sorta di analogia tra queste due situazioni psichiche, individua nella perdita dell'oggetto il nucleo del processo melanconico. Questo approccio, che è stato sviluppato dapprima da K. Abraham e poi da M. Klein e dalla sua scuola nei loro ormai classici contributi, ha segnato profondamente la direzione degli studi psicoanalitici sugli stati melanconici.
Il volume curato da Patrizia Cupelloni parte da un'ottica differente. Anche in questa raccolta di scritti di dieci differenti analisti, impegnati per molti anni in un gruppo di studio sul tema della melanconia, si riconosce in Lutto e melanconia il testo principe per la comprensione di questa affezione psicopatologica ma, in questo caso, viene sottolineata una prospettiva che mette l'accento sul processo di formazione dell'io e della identità, quindi sulle vicissitudini dell'identificazione, tema che, come sappiamo, verrà poi ampiamente sviluppato da Freud all'inizio degli anni venti.
La questione del rapporto con l'oggetto, o più in generale, della relazionalità, è