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Il primo numero si apre con un breve ricordo in memoria di Stephen Mitchell, fondatore e direttore della rivista, deceduto alla fine dell'anno.
A segnalare il carattere multidisciplinare di questo volume citiamo uno scritto di D. Fuss, titolare della cattedra di inglese di Princeton.
L'editoriale introduce una precisa disamina della produzione scientifica di Emmanuel Ghent, a cura di Adam Phillips. Vengono considerati con attenzione e cura i bisogni del paziente, non solo in relazione al livello di sviluppo in cui emergono ma anche e soprattutto quando si manifestano durante il corso dell'analisi, definiti come “qualcosa che non si sapeva di avere, finché non viene riconosciuto come tale”. L'attenzione è focalizzata sul fare più che sul dire e vengono ricordati autori come Balint, Sandler e Winnicott.
Quando l'analista “sorprende” il paziente, evidenziando un bisogno di cui è inconsapevole ed aiutandolo a riconoscerlo