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E così anche il gran cuore di Egon Molinari ha cessato di battere. Lo avevamo festeggiato di decennio in decennio fino ai suoi freschi novant'anni, nel giugno scorso: ci eravamo scherzosamente abituati alla sua immortalità…
Se n'è andato secondo il suo stile, in punta di piedi, impegnando fino all'ultimo giorno lucidità d'intelletto e calore di affetti.
Anche noi, tra i più stagionati dei suoi allievi - Lui riservato per alto pudore e schivo di ogni mondanità - abbiamo dovuto carpirgli i segmenti sparsi della sua lunga biografia: le radici ebraiche, l'infanzia presto orfana a Trieste, gli studi di giurisprudenza e poi di medicina, la professione medica a Lussino, a Gorizia e poi a Cesena e Faenza, l'opera data nella Resistenza, l'approdo a Bologna. Da qui avanti e indietro - anche in motocicletta! - a Milano da Musatti, tra i primi allievi di quel grande a fondare la disciplina e l'arte della psicoanalisi in italia.
Per molti anni, tra i pochi pionieri nel tempo in cui la psicoanalisi era ignorata o osteggiata, fu l'unico psicoanalista tra il Po e il Tevere. E qui fiorì, procurando più generazioni di allievi tra i quali alcuni divennero a loro volta protagonisti della cultura psicoanalitica italiana.
Il Centro Psicoanalitico di Bologna è nato qui, nella sua casa di Casalecchio, propiziato dai caffé e dalle torte dell'amabile signora Tullia (che oggi vorremmo saper consolare, insieme con tutta la sua famiglia).
E qui siamo in tanti, che abbiamo imparato da lui anche la serenità nei lutti inevitabili dell'esistenza.
Egon Molinari fu psicoanalista insieme rigoroso e dolce, fermo e gentile, convinto assertore del pensiero freudiano e al tempo steso aperto ai nuovi sviluppi della psicoanalisi: lettore infaticabile e aggiornato, infallibilmente presente alle attività del Centro e oltre. Parsimonioso di scritti: e questo fu un vero peccato, dato che la sua scrittura è classica di rara profondità e limpidezza.
Quest'uomo così ordinariamente straordinario univa il rigore dello stud