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Il presente scritto è nato dal desiderio di richiamare ancora una volta l'attenzione sulla cosiddetta fase postanalitica, con particolare riguardo per le vicende della memoria e dell'oblio. Considero questo argomento uno dei più complessi e problematici della psicoanalisi: pertanto il mio tentativo non potrà che mostrare i segni di un lavoro incompiuto e approdare solo a conclusioni provvisorie.
Per tracciare le linee entro le quali visualizzare le funzioni della memoria e dell'oblio, mi pare indispensabile richiamare i punti essenziali di quella che a me sembra tuttora una possibile concettualizzazione della conclusione dell'analisi. (de Simone, 1994).
Si tratterà di rivedere i concetti di fase postanalitica, autoanalisi o disposizione mentale postanalitica, come io preferisco chiamarla. Sarà anche necessario un accenno a un possibile nuovo modo di concepire l'inconscio, secondo le linee delle più moderne ricerche in proposito, e al destino dell'insight dopo l'analisi.
Tenendo conto dell'attività cronopoietica dell'analisi, nei miei precedenti lavori ho cercato di mettere in rilievo che l'elaborazione della conclusione non concerne solo una determinata fase, quella conclusiva, ma si svolge durante tutto il processo analitico. Questo avviene, soprattutto, se si riesce a cogliere i momenti in cui è possibile l'elaborazione di nuove acquisizioni della temporalità e della