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La tendenza della psicoanalisi contemporanea a concepire il processo analitico come interattivo e bipersonale ha portato a riconsiderare le regole tecniche che lo presiedono in forme che non oscurino la centralità terapeutica della relazione analitica.
Di recente, nella psicoanalisi nord-americana, la questione di come l'analista influenzi i dati dell'osservazione attraverso le sue stesse interpretazioni ha talora preso le forme di un'astratta controversia epistemologica sulla natura della conoscenza (Cavell, 1998). Tuttavia la considerazione largamente condivisa che i modi nei quali l'analista conosce esprimono anche il suo stile di partecipazione alla relazione analitica, ha avviato anche una riflessione sulle ricadute della soggettività dell'analista sullo scambio clinico. Le posizioni su questo tema, però, non sono affatto univoche nemmeno nell'ambito della cosiddetta psicoanalisi relazionale nord-americana. Questo lavoro è un tentativo di riassumere e discutere alcune delle tesi principali ed i motivi di contrasto fra le diverse scuole.
Analisti relazionali di scuole diverse ma di medesima sensibilità postmoderna ai problemi dell'autorità e della conoscenza hanno messo in crisi il “mito” dell'analista oggettivo , interprete impersonale della realtà psichica del paziente e arbitro della realtà. Essi hanno messo in rilievo invece l'influenza esercitata dalla soggettività dell'analista sui dati dell'osservazione psicoanalitica, la natura intersoggettiva dello scambio clinico e la sua relativa indipendenza dai criteri di evidenza e di oggettività (Gill, 1994; ;