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“Infatti, nei sogni non sentiamo nulla, ma vediamo”
In queste note prenderemo in considerazione alcuni dei reciproci rapporti fra psicoanalisi e cinema. Analizzeremo prima il metodo che di solito informa la posizione degli analisti verso il cinema e del cinema verso la psicoanalisi, per poi introdurre e documentare una nostra tesi che non si sofferma sulle ampie applicazioni della psicoanalisi al cinema (Gabbard, 1997a), ma si orienta piuttosto verso il possibile uso creativo dei film da parte della psicoanalisi.
Pertanto, ci occuperemo del film sul piano strutturale in quanto linguaggio iconico (Boccara, Riefolo, Gaddini, 2000) e, successivamente, prenderemo in considerazione in particolare i film che negli anni, da svariati vertici e con vari esiti, hanno descritto la psicoanalisi e gli psicoanalisti al lavoro. Analizzeremo gli attacchi ma anche i suggerimenti che i registi, come sognatori dei loro film e come esponenti della cultura comune, portano alla psicoanalisi e agli analisti.
La particolare lettura che proponiamo dei film che trattano di psicoanalisti al lavoro ci porterà a segnalare come il cinema sia da sempre stato fedele e sensibile depositario (Pichon-Riviére) di alcune delle preoccupazioni più significative che hanno attraversato negli anni il campo psicoanalitico: questi film si occupano