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Immaginiamoci per un istante di poter illustrare la storia dell'insorgenza e dello sviluppo dell'invenzione psicoanalitica sotto forma di un diagramma tra due assi cartesiani rappresentanti rispettivamente il tempo (t) e lo spazio (p). Poniamo ad esempio che il punto 0 di intersezione tra tep corrisponda alla coordinata spazio-temporale Vienna-1900, luogo e anno di pubblicazione della Traumdeutung (che, come è noto, appare in realtà alla fine del 1899, ma postdatata, in virtù della sensibilità freudiana alla suggestione esercitata dalle cifre) con i quali si suole identificare la “nascita” della ¬〈. Stando alla nostra formalizzazione cartesiana potremo allora raffigurarci l'intera storia della psicoanalisi in una serie di punti collocati sull'ordinata t al disopra dello 0, la sua preistoria, per esempio il periodo di studio di Freud alla Salpêtrière su qualche raro punto al di sotto, mentre disporremo lungo l'ascissa s a destra dello 0 tutto ciò che si trova ad est di Vienna, e, conseguentemente, a sinistra dello 0 tutto ciò che resta ad ovest della capitale austriaca. Per poco che il nostro schema risulti chiaro, ci potremo a questo punto rappresentare la storia del freudismo, sia pure al prezzo di una certa approssimazione, come una diagonale, poiché è notorio che la psicoanalisi, nata nella mitteleuropa e nel contesto germanofono, si è progressivamente spostata verso Occidente: dapprima in Inghilterra, poi in Francia, nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti, quindi in America latina, scalzata dal suo alveo geo-culturale natio dal nazismo, così come ostracizzata in URSS. La sua storia assomiglierebbe dunque ad una diagonale pressoché perfetta, poiché man mano che si sale sull'asse tsi è costretti a spostarsi verso sinistra dello 0 sull'asse s.
Ed è esattamente contro una siffatta rappresentazione lineare della storia dell'impresa analitica che muovono Le rivoluzioni dell'inconscio. Storia e geografia delle malattie dell'anima, ultima fatica di Catherine Clément,