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Fabrizio Palombi, docente presso l'Università della Calabria, è conosciuto dai lettori della Rivista in
quanto autore del lavoro “Popper e la psicoanalisi: un mito esegetico”, pubblicato due anni fa in queste pagine.
Egli collabora regolarmente al gruppo “Epistemologia e Psicoanalisi”, composto da psicoanalisti, filosofi e pedagogisti, che si riunisce regolarmente da quattro anni presso il Centro Milanese di Psicoanalisi.
Il Legame Instabile, il titolo del suo libro, si riferisce al delicato e controverso confronto tra psicoanalisti e filosofi, concretizzatosi nel dibattito epistemologico che ha preso avvio negli anni cinquanta e continua tuttora.
Confronto complesso e tormentato per l'instabilità del vincolo tra le due discipline, epistemologia e psicoanalisi.
Uno dei pregi del lavoro di Palombi, del cui contenuto dirò qualcosa più avanti, è quello di cercare di chiarire il carattere di questa instabilità, tale non solo per la difficile visualizzazione da parte dei filosofi dell'esperienza analitica ma anche per le oscillazioni e i cambiamenti di prospettiva da parte dell'epistemologia tradizionale.
Nel confrontarsi con la psicoanalisi l'epistemologia, infatti, è passata dall'iniziale riferimento neopositivista al razionalismo critico popperiano e infine alla cosiddetta nuova filosofia della scienza.
Una delle tesi di Palombi è che l'epistemologo si è presentato come una specie di addetto al controllo di scientificità, un giudice che dà o nega alla psicoanalisi il diritto di appartenere alla comunità scientifica, ed è riuscito solo a complicare il problema senza offrire soluzioni.
Gli epistemologi si sono addentrati nel complesso edificio psicoanalitico senza mai avere presente i problemi della specifica conoscenza della mente che la psicoanalisi propone e andando a scontrarsi sempre con gli stessi ostacoli di un metodo in cui è difficile penetrare senza averne diretta esperienza.
Si può constatare, perciò, un fallimento epistemologico o per meglio dire “un disastro epis