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Ho sfiorato La tua pelle …per vincere il Mistero della Vita. Ora… - d'un unico manto - m'avvolge, mi compenetra, mi scalda …quasi fosse mia.
Questa poesia di Cristina Stasi è posta nell'ultima pagina del volume. Nell'ultimo capitolo del libro, dal titolo “La pelle nella letteratura”, la stessa Cristina Stasi, Ermes Orlandelli, ed altri scrivono che
La pelle, involucro esterno — che simbolicamente delimita la dimensione interiore dell'individuo — e tempio dell'immagine corporea, è divenuto al tempo stesso oggetto odiato ed amato, desiderato e temuto. Il desiderio diffuso è di conservare indefinitamente una pelle fresca, rosea, che conferisca un aspetto incantato di purezza giovanile
La pelle odiata, amata, desiderata e temuta, “m'avvolge, mi compenetra, mi scalda… quasi fosse mia”.
Sembra esserci la rappresentazione attraverso la pelle dell'amore, della bellezza ma anche del perturbante.
Vengono in mente, al di là di fatti di cronaca nera, sia i sacrifici umani delle popolazioni indiane del Messico, che scuoiavano vive le vittime ed indossavano le loro pelli, sia le antiche credenze della popolazione Lanjia Saora dell' India, che ritenevano i loro antenati immortali in quanto avevano la capacità di spogliarsi della propria pelle e di ringiovanire.
La pelle temuta, viene tatuata (arte grafica) dagli indios Kayapo' — Xikrin do Cateté del Brasile, che hanno bisogno di disegnare una “pelle sociale” sopra una pelle biologica. Questi disegni lineari che ricoprono tutto il corpo esprimono simbolicamente la “socializzazione” del corpo umano: la subordinazione degli aspetti fisici dell'esistenza individuale ai comportamenti e ai valori sociali comuni.
Orlandelli nella introduzione al testo sostiene che “le malattie psicosomatiche che si esprimono spesso anche attraverso la patologia cutanea, sono molto collegate all' “Io corporeo” e alla ricerca di una