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Nel corso del 2001 la rivista ha proposto due corposi volumi, entrambi espressione di un dibattito svoltosi per sua iniziativa in momenti diversi.
“Processi omosessuali in adolescenza” potrebbe tradursi il titolo del primo, in francese Homosexualités, 2, vol. 37 della serie, che riprende a dodici anni di distanza la riflessione sul tema con un mutamento di prospettiva. La rivisitazione della problematica alla luce dei cambiamenti sociali, dove viene dato atto di un maggiore riconoscimento dei diritti degli omosessuali, permette di evitare che la definizione sociale fissi le identificazioni dell'adolescenza “nel ghetto di uno statuto predeterminato” (Gutton, nell'articolo introduttivo), senza considerarne “l'apertura soggettivante” in una fase ancora mobile. Il punto d'osservazione viene posto sull'emergenza dell'omosessualità in questa fase, a livello di pensiero o di comportamento, in una prospettiva evolutiva. L'aspetto interessante dell'attuale proposta appare infatti, non entrando nel merito dei problemi sociali e considerando esplicitamente le scelte come un diritto (Pommier ricorda come Freud nel 1921 abbia votato nel comitato segreto dell'IPA contro la proposta di definire l'omosessualità come una perversione), il voler comprendere le condizioni in cui questo comportamento si manifesta e a quali dinamiche relazionali e intrapsichiche corrisponde; i dati vengono approfonditi in rapporto alle teorie psicogenetiche freudiane, considerando i recenti sviluppi e le evidenze cliniche raccolte.
L'indagine svolta dai principali autori che ho scelto di commentare, Gutton, Bergeret, Marcelli, e approfondita in numerosi lavori, ricchi di casistica, riapre il dibattito, corredato da uno scorcio storico, su di un problema che comunque interroga molto la clinica, anche perché è il sociale stesso che continua a riproporlo, e comporta una ridefinizione concettuale. Quello che caratterizza i tre autori dal respiro teorico più ampio è il rifarsi ad una prospettiva psicogenetica e