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Non è stato difficile scegliere tra i quattro volumi che compongono l'annata 2001 di Topique: il numero 74 è difatti dedicato a Piera Aulagnier e raccoglie i lavori presentati alle
Giornate Scientifiche del IV Groupe, il 30 settembre e il 1° ottobre dell'anno precedente a Parigi all'Hotel Lutetia in occasione del decimo anniversario dalla morte dell'Autrice.
Anche noi dunque coglieremo questa occasione per leggere con attenzione alcuni dei lavori e darne conto in modo abbastanza dettagliato, scegliendo di nominare solamente i contributi presenti negli altri tre volumi dell'annata.
Fare da tramite, come in questo caso, a testi che provengono da un gruppo di persone che ha condiviso l'avventura intellettuale ed umana di Piera Aulagnier e continua a confrontarsi con lei attraverso i suoi testi e il suo insegnamento, rende a me, estranea come sono a quelle vicende, il compito più difficile.
Nello stesso tempo sono felice di essere stata impegnata in una lettura doverosamente attenta che ha rinnovato l'interesse, condiviso da molti credo, per una psicoanalista così originale e contemporaneamente così radicalmente “freudiana” che, come sappiamo, ha centrato la sua ricerca attorno alla psicosi ma lo ha fatto circuitando i vari approcci di quella che possiamo chiamare “fenomenologia psicoanalitica” (A. Green), per arrivare al cuore della questione, all'idea fortemente sostenuta e motivata, della unità del funzionamento psichico e delle sue leggi. Un'idea di unità che impronta tutta la psicoanalisi, la pratica clinica come la pratica teorica.
Riprendo anch'io dunque l'affermazione citata da Gérard Bazalgette nell'introduzione al volume.
“Sia che il punto di partenza sia la “normalità”, la nevrosi, la psicosi o la perversione, il progetto dell'analista dovrebbe essere sempre lo stesso: condurre il soggetto il più lontano possibile in un percorso disalienante” (“Comment peut-on ne pas etre persan?”, in Un interprète en quête de sens, ).
Sarà proprio attorno al concetto di “alienaz